La grandissima fortuna dello scrivano giurato dell’Università di Parigi e alchimista Nicolas Flamel (1330 – 1418) servì a edificare, nel 1407, una casa caritatevole, la maison du Grand-Pignon, chiamata anche auberge (locanda, in italiano) de Nicolas Flamel (proprietà del Flamel e di sua moglie Pernelle).

I lavoratori agricoli, grazie all’affitto pagato dalle botteghe del piano terra, potevano risiedere ai piani superiori in cambio di un affitto modesto o addirittura gratuitamente a condizione di recitare ogni giorno un Padre nostro e un’Ave Maria per le anime dei morti.

Un’iscrizione in francese antico, contemporanea del benefattore, che corre lungo tutta la facciata della casa, ne è la prova:

Noi uomini e donne lavoratori che dimoriamo in questa casa che fu fatta nell’anno di grazia mille quattro cento e sette, siamo tenuti ogni in diritto di dire tutti i giorni un paternostro e un’ave maria pregando Dio che della sua grazia faccia perdono ai poveri peccatori trapassati. Amen”.

Questa casa (la casa più vecchia di Parigi, per il momento 🙂 ) ha dei simboli alchemici che molto spesso sfuggono al visitatore.

Sotto la scritta della facciata, sopra la porta d’ingresso, sui pilastri si possono vedere le iniziali N e F (per Nicolas Flamel) in lettere gotiche.
Alcuni bassorilievi che si trovavano su questi pilastri furono tolti durante un restauro del 1929.

Si può vedere anche (e soprattutto) una serie di medaglioni del XV secolo, oggi purtroppo piuttosto rovinati, in cui troviamo:

  1. degli angeli musicisti che rappresentano la stessa alchimia: gli alchimisti eseguono le loro operazioni chimiche in accordo con l’armonia delle vibrazioni dell’anima,
  2. un saggio che legge un libro, cosa che ricorda il motto degli alchimisti,
  3. un santo in una barca la cui barra è un serpente addomesticato: il santo in questione probabilmente è a San Giacomo il Maggiore che si recò in barca in Galizia (l’attuale Santiago de Compostela).
    La barca qui è il simbolo dell’arca che contiene i segreti dell’alchimia che Flamel scoprì dopo che lui stesse fece un pellegrinaggio a Santiago de Compostela: ogni tappa del cammino era l’equivalente, per i filosofi, di un’operazione alchemica, cosa sulla quale egli meditava e operava, tanto nel suo laboratorio fisico quanto nel laboratorio interiore della sua anima (le due cose andavano di pari passo).
    L’allegoria del serpente addomesticato esprime la padronanza sul Fuoco interiore dell’uomo, che gli orientali chiamato Kundalini, motivo per cui gli alchimisti erano spesso chiamati i filosofi del Fuoco.

Metro 11, fermata Rambouteau