La parola bistro (o bistrot) indica un piccolo ristorante o caffè nel quale, in linea di massima, si mangia a prezzo modico e in un’atmosfera calorosa.

Il 30 marzo 1814 la Francia è provata: il grande sogno imperiale svanisce, la battaglia di Parigi è cominciata.

Alla fine della giornata ogni speranza di vittoria svanisce.

10.000 russi marciano su Montmartre difesa, male, da 200 pompieri e qualche veterano della Grande Armée.

I nemici non hanno nessun problema a penetrare e l’avanguardia cosacca arriva già a Place du Tertre (nel XVIII arrondissement di Parigi).

Giacca rossa, pantaloni blu, colbacco sulla testa, questi soldati vogliono bere un sorso, ma velocemente, e il cabaret della Mère Catherine è lì, davanti a loro.

Entrano e prendono posto intorno ad un tavolo.

Bistro, bistro” … Svelti, svelti!

In effetti, il tempo passa e bisogna sbrigarsi: la battaglia non è ancora finita, bisogna ancora scendere verso la barriera di Clichy per cercare di penetrare nel cuore di Parigi!

Bistro, bistro” …

I vincitori resteranno due mesi nella capitale.

Sulla Butte, i camerieri delle taverne avranno tranquillamente il tempo di imparare questo vocabolo russo.

Svelti, svelti …

Alla fine si prenderà in prestito questo nome esotico per designare una bettola dove si viene a bere senza perdere tempo.

Alcuni etimologisti contestano questa versione in quanto il termine compare nei testi solo settant’anni più tardi: infatti è solo nel 1884, nei “Souvenirs de la Petite et de la Grande Roquette”, opera dell’abate Georges Moreau (1842 – 1897), che il vocabolo compare per la prima volta in uno scritto che riporta una conversazione ascoltata dietro le sbarre della prigione (la Petite Roquette e la Grande Roquette erano infatti due prigioni non lontane dalla Bastiglia).

La foto qui sopra l’ho presa su questo sito.