Già nel XVI secolo, il poeta Joachim du Bellay (1522 – 1560) cantava i meriti di un certo Belaud, esperto nella materia:

Belaud sapeva mille maniere
di sorprenderli nelle loro tane…”.

Il cacciatore di topi è un mestiere che è sempre esistito e che oggi … non è scomparso affatto!

La guerra è cominciata tanto tempo fa, ma il topo non è vinto: si dice che a Parigi ci siano più topi nei sotterranei che umani in superficie!

Alla fine del XIX secolo, i cacciatori di topi erano circa duecento nella capitale e lavoravano nelle vecchie case di tutta Parigi.

Li si vedevano arrivare di notte, muniti di una lanterna, di una sbarra di ferro e di una trappola, accompagnati da un fox terrier allenato a questa caccia particolare.

Al cane spettava il ruolo di … annusare il topo; una volta trovata la sua preda, si fermava davanti al buco o alla grondaia che serviva da rifugio a quest’ultimo, mentre il cacciatore poneva la gabbia davanti al foro e spingeva il topo con la sua sbarra di ferro finché questo, affannato, tentava di fuggire precipitandosi nella gabbia stessa.

Un bravo cacciatore era capace di prendere tra i quindici e i venti topi per notte: un bell’affare in quanto ogni ratto si vendeva tra i venticinque e i cinquanta centesimi.

Ma … per farci cosa?

Dei guanti, con la sua pelle …

Quanto alla carne, essa veniva servita, sotto diversi nomi, nelle bettole della città!

D’altronde durante l’assedio di Parigi da parte dell’esercito prussiano, dal settembre 1870 al gennaio dell’anno dopo, la popolazione parigina aveva preso l’abitudine di mangiare i topi.

La Maison Auroze, all’8, Rue des Halles, nel I arrondissement di Parigi, è un vero e proprio monumento storico per i cacciatori di topi.

L’eloquente vetrina, che puoi vedere nella foto all’inizio di questo articolo, mostra tutto il suo savoir-faire in materia dal 1872!

Metro 1, 4, 7, 11, 14, fermata Châtelet