Sidonie Gabrielle Colette è un’icona tra le scrittrici: simbolo della parigina per eccellenza, donna forte e libera, che non ha esitato ad affermare la sua bisessualità durante tutta la sua vita.

Nata in Borgogna, Colette si affermò presto sulla scena parigina, città dove soggiornò al 55, Quai des Grands-Augustins (nel VI arrondissement di Parigi), immobile dove suo marito, Henri Gauthier-Villars, aveva una casa editrice situata al piano terra.

Henri, soprannomintato Willy, era un critico musicale ed era famoso come editore in quanto faceva scrivere romanzi per il grande pubblico a dei presta-nomi.

Così fece conoscere sua moglie nell’ambiente letterario parigino, dove fu bene accolta: è per lui e sotto il suo pseudonimo che Colette scrisse quasi tutti i volumi di Claudine, che narrano i suoi ricordi scolastici.

Per guadagnarsi da vivere, dal 1906 al 1912 Colette (che aveva divorziato da Willy) propose dei numeri di mimo orientale: in questo periodo di liberazione, ella visse diverse avventure sia a livello professionale (esibendosi in luoghi emblematici di Parigi come il Bataclan o il Moulin Rouge, esperienze che le ispirarono la sua opera L’envers du music-hall) ma anche a livello sentimentale (con diverse donne).

Si lanciò anche in ambito giornalistico in cui divenne un’eccellente reporter.

Lavorò per il Matin, al 3 e al 9 di Boulevard Poissonnière (a cavallo tra il II e il IX arrondissement), assunta da Henry de Jouvenel, che divenne suo marito nel 1912.

Diventata direttrice letteraria, incontrò Léopold Marchand con il quale mise in scena il suo romanzo Chéri.

Colette visse gran parte della sua vita nei pressi del Palais-Royal: infatti abitò al 9, Rue de Beaujolais (nel I arrondissement) dal 1927 al 1929 e dal 1938 fino alla sua morte con il suo terzo marito Maurice Goudeket che l’aiutò molto a livello emotivo, quando fu affetta da una grave forma di artrite, durante la quale, comunque, continuò a scrivere dal suo appartamento le cui finestre davano sui giardini del Palais-Royal.

Alla sua morte, nel 1954, la Chiesa cattolica le rifiutò il funerale religioso a causa della sua vita caotica, mentre, avendo ricevuto la legione d’onore e appartenente all’accademia Goncourt, la Francia la celebrò in modo solenne: fu la prima donna a cui fu concesso un funerale nazionale, prima di essere sepolta nel cimitero del Père Lachaise, nel XX arrondissement di Parigi.