Le origini della chiesa Saint Étienne du Mont (nel V arrondissement di Parigi, dietro il Panthéon) si confondono con quelle dell’abbazia reale di Sainte Geneviève: all’inizio semplice cappella in una cripta, questa chiesa parrocchiale (attaccata al muro nord della sua vicina) è del 1222.

Diventata troppo piccola per essere la più grande parrocchia universitaria, il coro e i campanile furono ricostruiti a partire dal 1492.

La prima pietra della facciata occidentale fu posata da Margherite de Valois nel 1610 e la dedicazione fu celebrata il 15 febbraio 1626 da Jean François de Condi, primo arcivescovo di Parigi.

Questa chiesa ha l’unico (perché tutti gli altri sono scomparsi nel XVIII secolo) jubé monumentale parigino (del 1545), un pizzo di pietra che è ispirato al Rinascimento italiano, e il più antico buffet d’organo (del 1631) di Parigi.

Ma essa conserva anche un frammento della cassa originale di Sainte Geneviève, conservato all’interno di un’altra cassa che si trova nella cappella omonima (cappella neo-gotica voluta dal padre Martin, gesuita e archeologo, nel 1853), ancora oggi oggetto di pellegrinaggi.

Il parroco della chiesa, nel 1803, recuperò la pietra tombale del sarcofago primitivo di Sainte Geneviève del VI secolo che fu ritrovato nell’antica chiesa abbaziale.

La pietra allungata, rovinata dal contatto delle mani dei fedeli, è oggi esposta in questa grande cassa ricoperta da motivi ornamentali in rame dorato.

Essa fu restaurata nel 1861 da padre Martin in quanto le fiaccole di cui era ornata lasciavano cadere la cera sulle cesellature in bronzo, obbligando il personale a procedere, troppo spesso, a pulirla, provocando un’usura prematura.

Le vetrate della cappella, realizzate nel 1869 da Louis Charles Auguste Steinheil, raccontano la vita di Sainte Geneviève.

Sotto la vetrata principale, a destra della grande cassa vista qui sopra, si trova una cassa più piccola, inaugurata il 3 gennaio 1896, in bronzo inciso e dorato, a forma di tomba (secondo il gusto del XIII secolo), ad opera dell’orafo parigino Louis Favier.

Ai quattro angoli si possono vedere dei pilastri scolpiti che posano su quattro chimere che fanno da piedistallo.

In cima possiamo notare sei medaglioni (tre d ogni lato del tetto) ricordano le date importanti della vita della santa:

  • l’incontro con Saint Germain d’Auxerre
  • il miracolo della restituzione della vista a sua madre (rimasta cieca perché le aveva impedito con uno schiaffo, un giorno, di recarsi in chiesa)
  • la consacrazione a Dio
  • il rifornimento di Parigi
  • la sua morte
  • la grande processione del 1206.

All’interno si trovano alcune reliquie della santa.

Sotto il Jubé, tra le colonne che formano l’estremità del coro, una terza cassa (purtroppo inaccessibile ma, dalle descrizioni che ho letto qui e là, sicuramente bellissima) in legno dorato racchiude altre reliquie (di Sainte Geneviève, di San Carlo Borromeo, di Saint Vincent de Paul e di altri santi), provenienti dall’abbazia di Chelles.

Sulla facciata esterna di Saint Étienne du Mont si possono notare, a sinistra guardando la chiesa, un paio di torri circolari che assomigliano a quelle che si troverebbero su un castello o una fortificazione, ad esempio.

Ebbene, quelle torrette potrebbero essere una continuazione delle antiche mura che proteggevano il luogo.

D’altronde nella via tra la chiesa e il Lycée Henri IV, Rue Clovis, c’è tutt’oggi inglobata in un palazzo, poco dopo il Lycée, una parte delle mura di fortificazione fatte costruire da Philippe Auguste a partire dalla fine del XII secolo.

E queste torrette sono solo sulla parte sinistra della chiesa perché la parte destra era attaccata all’Abbazia Sainte Geneviève.

Metro 10, fermata Cardinal-Lemoine, RER B, fermata Luxembourg