Un’incredibile storia, raccontata nel 1950 da Y. Ranc in un articolo apparso in Paris Presse, circolava all’inizio del XX secolo.

In precedenza, per alcuni pittori, il cuore umano possedeva una straordinaria particolarità che invece il cuore degli animali non aveva: era il solo a secernere una materia organica che, mescolata con dell’olio, permetteva di dare alle pitture uno smalto unico.

Fino al XVIII secolo era difficile procurarsi questa materia prima inedita: i cadaveri venivano dall’Oriente e il prezzo dell’estrazione e della conservazione della sostanza in condizioni soddisfacenti erano alti.

In Francia, dal XVII secolo, Anna d’Austria e i membri della famiglia reale avevano preso l’abitudine di far depositare i loro cuori nella cappella della chiesa della Val de Grâce.

Alla Rivoluzione i sanculotti dispersero i beni reali, tra i quali si trovavano i cuori imbalsamati che trovarono presto degli acquirenti tra gli artisti.

Il pittore Drolling, soprattutto, avrebbe acquistato ilecuori di Anna d’Austria, quello di Maria Teresa o ancora quello della duchessa di Montpensier.

Il suo quadro Intérieur de cuisine (Interno di cucina), conservato al Louvre, conterrebbe quindi, ancora oggi, tracce di organi reali diffusi sulla tela.

Se questo aneddoto è interessante, l’ipotesi non è mai stata affiancata dall’analisi scientifica delle opere e il tutto non sembra che essere una leggenda.