La parola “Piaf” è la sola che può sostituire quella di “Parigi””, affermava l’attrice Marlene Dietrich.

La cantante di strada, diventata una star internazionale, non ha smentito la sua grande amica che giurava che “solo “Panama” contava” nel suo cuore.

Più di cinquant’anni dopo la sua scomparsa, la capitale francese conserva ancora sui muri il ricordo vivente della môme (bambina in italiano) Édith Piaf.

Édith Piaf (1915 – 1963) non catturava solo gli spettatori: ella seduceva anche tutti gli uomini (o la maggior parte di essi).

Io asciugo bicchieri in fondo al caffè, ho troppo da fare per sognare …”: alla fine della canzone “Les amants d’un jour” (“Gli amanti di un giorno”), Édith Piaf rompeva i bicchieri che asciugava.

Perfezionista, niente era lasciato al caso e solo il cristallo le permetteva di ottenere la purezza di suono desiderata in questa circostanza precisa!

Quando il direttore del Versailles, a Naw York, le chiese di non programmare più questa canzone nei suoi show per salvare gli ultimi bicchieri di cristallo del suo bar (che la Piaf distruggeva ogni sera), ella pagò di tasca sua i bicchieri di qualità per terminare “Les amants d’un jour” con un gesto che riteneva … indispensabile.

Édith Piaf si esibì, a Parigi, per quattro volte all’Olympia (oggi al numero 28 del Boulevard des Capucines, nel IX arrondissement della capitale), questa sala da concerto inaugurata nel 1893 ma che fu trasformata in cinema fino al suo riscatto, nel 1954, per opera di Bruno Coquatrix (1910 – 1979), che la riportò alla sua vocazione di music-hall.

Nel 1960 la Piaf rispose alla chiamata del suo direttore, che conosceva da ben 27 anni.

Problemi di soldi mettevano in pericolo la sopravvivenza dell’Olympia e Bruno Coquatrix contava su Édith Piaf per salvare il locale.

Il 3 parile 1961, alla fine di tre mesi di tutto esaurito, Coquatrix le scriverà una lunga lettera per esprimerle tutta la sua riconoscenza per “avergli donato il suo talento, il suo genio, ma soprattutto una parte della sua volontà morale, una parte delle sue forze fisiche … praticamente una parte di sé”.

Classificata come patrimonio culturale, la sala dell’Olympia è stata ricostruita identica nel 1997, a qualche metro dalla sua posizione originale.