Per molto tempo, al posto dell’attuale International Visual Theater (nel IX arrondissement di Parigi), di trovava una sala dove si recitavano opere che mescolavano risate e terrore, con un tale realismo che ad ogni rappresentazione gli spettatori …

Difficile oggi immaginare lo shock emotivo che questi spettacoli potevano provocare su di un pubblico che conosceva solo l’orrore suggerito dai libri.

Infatti ci voleva coraggio (e un cuore ben saldo) per tenere per tutta la rappresentazione senza sentirsi male, per sostenere gli effetti speciali (anche terrificanti) e i trucchi messi in scena.

Caso o no, questa sala, costruita nel 1896 al posto di un convento raso al suolo durante la Rivoluzione, fu successivamente, prima di diventare il covo del terrore immaginato da Oscar Méténier (1859 – 1913), una cappella, un negozio di oggetti religiosi fatti in ferro battuto e l’atelier di un artista.

Ma è sotto la direzione di Max Maurey (1866 – 1947) che l’arte del granguignolesco segnò gli animi.

Sotto una cupa illuminazione e in un decoro inquietante fatto di muri tappezzati da quadri mefistofelici, le personalità importanti andavano, insieme alla gente del popolo, per conoscere le opere sanguinarie, le più memorabili delle quali sono firmate da André de Lorde (1869 – 1942).

Se i massacri della prima e della seconda guerra mondiale (questi, purtroppo, ben reali) ebbero un ruolo nella perdita dell’interesse dal parte del pubblico nei confronti di questo genere, è anche alle nuove tecniche del cinema che si deve l’agonia più … terrificante delle scene parigine.

Dall’inizio degli anni 1960, il Teatro del Grand Guignol non è più che un ricordo.

Ma sicuramente continua a perseverare nella memoria dei suoi frequentatori.