Tra i miti dell’immaginario collettivo e della storia della prima guerra mondiale, vi è sicuramente quello del cannone chiamato Grosse Bertha.

Prima di tutto bisogna precisare che francesi e tedeschi hanno chiamato con questo nome due cannoni completamente differenti.

Per questi ultimi il die Dicke Bertha, probabilmente in riferimento alla figlia del siderurgo Krupp, era un cannone di grosso calibro (420 mm), di bassa portata (14 km) e concepito per avere la meglio sulle fortificazioni belghe e francesi nell’agosto 1914.

I tre cannoni che i francesi chiamavano Bertha (e che i tedeschi chiamavano Parisener Kanone o Parisgeschütz), invece, si trovavano tutti nel dipartimento dell’Aisne.

È durante l’inverno 1917 – 1918 che cominciò, nella città di Crepy en Laonnois e nella foresta di Coucy Basse, la pianificazione e l’istallazione dei cannoni che tiravano palle (che impiegavano quattro minuti per arrivare su Parigi) di 125 kg ad una distanza di circa 120 km.

Il 23 marzo 1918, alle 7:20 del mattino, un primo proiettile cadde nel XIX arrondissement e un secondo, alle 7:45, vicino alla gare de l’Est.

Il 29 marzo, venerdì santo, una terza palla cadde sulla chiesa Saint Gervais piena di gente, causando la morte di 75 persone e facendo 90 feriti.

Il 9 agosto, l’ultimo proiettile cadde su Aubervilliers.

In tutto, questi cannoni sparano 300 colpi, occasionando la morte di 256 persone e ferendone altre 620.

I tiri di questi enormi pezzi d’artiglieria non avevano alcun valore tattico né una grande precisione ma costituirono, in qualche modo, i primi tentativi di guerra terroristica in quanto il loro scopo principale era quello di creare il panico tra la gente della capitale francese: risultato ottenuto!