Cento cinquant’anni fa Parigi era ancora una città medievale, labirintica, buia, insalubre, senza grandi prospettive, sprovvista di parchi e di giardini, all’intero di un muro di fortificazione sempre più stretto.

Le strade strette e poco illuminate (nonostante l’installazione, sotto il regno di Louis XIV, di 3.000 lanterne) la notte diventavano il regno dei farabutti, dove le guardie non andavano se non in forte numero e ben armate.

La miseria, che durante i secoli non aveva lasciato a decine di migliaia di parigini altra scappatoia che l’accattonaggio, la prostituzione, il furto o l’assassinio, portava ad una insicurezza permanente e le morti per violenza si contavano a migliaia ogni anno.

Dal Medioevo fino alla metà del XIX secolo, lo stesso concetto di prevenzione era assolutamente assente dai discorsi ufficiali.

Per i governanti, i giudici e i moralisti solo la repressione era capace di circoscrivere la criminalità.

E per fare questo, le pene dovevano essere esemplari, quindi … crudeli!

Si cominciò, così, a delineare la geografia parigina dell’orrore: la gogna alle Halles, la forca di Montfaucon (nell’immagine, presa da wikipedia, all’inizio di questo articolo) alla Croix du Trahoir, il carcere a Châtelet o la ghigliottina a Place de Grève.

Insomma: tante tappe di un percorso macabro, scene in cui la sofferenza e la morte erano diventate uno spettacolo per l’edificazione del parigino che vi si recava in famiglia come poteva andare al teatro o ad una festa!