Per più di otto secoli le Halles sono state il cuore pulsante di Parigi.

Questa macchina da rifornimento della capitale francese, che al suo apice si estendeva su una decina di ettari a cavallo tra il I, il II, il III e il IV arrondissement, funzionava di notte, dalle 21:00 di sera fino alle 8:00 di mattina e impiegava migliaia di lavoratori (fino a 13.000 all’inizio dello scorso secolo) ai quali si mescolavano curiosi, mendicanti, spazzini, prostitute o borghesi venuti a divertirsi intorno ad una zuppa alla cipolla.

Sotto lo sguardo vigile di mandatari e agenti, tutte le transazioni si facevano à la cloche.

Alle 8 della mattina veniva suonato l’ultimo rintocco di campana (cloche) che vietava qualsiasi tipo di vendita ed era un segno per i clochards (barboni) di precipitarsi sugli invenduti della notte.

Durante le undici ore di apertura si succedevano continuamente arrivi di merci e vendite, in un caos indescrivibile, in cui si spingevano venditori, compratori, facchini e curiosi, dove i camion e i carretti trainati da cavalli o a braccia provocano incredibili ingorghi.

Tutto, però, in realtà, si svolgeva secondo regole ben precise, con un linguaggio codificato.

Le donne della Halle (in particolare rigattiere e pescivendole) erano le regine incontestate di questo ambiente per la maggior parte maschile, mentre i forts erano i re.

Attorno a queste figure giravano un’infinità di altri mestieri, alcuni classici (macellaio, formaggiaio, pescivendolo, fiorista o venditori di frutta e verdura) mentre altri erano più insoliti, la maggior parte dei quali oggi sono scomparsi.

Con i suoi bistrot aperti fino all’alba, dove venivano serviti, indifferentemente, caffè e cornetto o bicchieri di vino, con le sue strade piene di montagne di casse, i suoi padiglioni da dove venivano le grida dei venditori, le Halles sono rimaste, fino alla loro scomparsa, non soltanto la pancia di Parigi, ma anche la sua anima.

Alcuni nostalgici si recano oggi a Rungis (dove è stato trasferito il mercato all’ingrosso), nella speranza di ritrovavi qualche ricordo di quest’atmosfera di festa popolare che scacciava la notte dal cuore della capitale.

Ma … invano!

La razionalità economica e l’igiene hanno preso il sopravvento, mettendo da parte la … poesia.