L’aggettivo loufoque qualifica un comportamento o una cosa insolita, stramba, mentre i suoi derivati (come louf o louftingue) fanno piuttosto riferimento alla follia.

Sull’antica Rue de Flandre, diventata oggi Avenue de Flandre, nel XIX arrondissement di Parigi, si trovavano i mattatoi della Villette, cittadina consacrata alla carne.

I macellai qui parlavano il louchérbem, il gergo della professione, un linguaggio codificato che consisteva nell’invertire le sillabe di alcune parole o allocuzioni: in questo caso i macellai mettevano una “L” al posto della prima consonante della parola che veniva piazzata ala fine della parola stessa.

Ad esempio, la parola fou (matto, folle), diventata louf.

Il termine loufoque, era quindi un adattamento louchérbemienne della parola fou.

E se la maggior parte dei vocaboli usati dai macellai della Villette restano oscuri ai comuni mortali, questa parola fu adottata nel francese corrente grazie all’umorista Pierre Dac (1893 – 1975), il cui padre aveva avuto una macelleria a due passi dai mattatoi.

Dal 1937 al 1940 l’umorista animò la trasmissione La Société des Loufoques, un misto di strambi discorsi e di reportages ambigui, facendo passare la parola dal senso preciso di folle a quello più attutito di burlesco.

Annunciò anche la creazione della SDL, la Société des Loufoques, chiara allusione alla SDN, Société des Nations: la parola loufoque è … nata.