La chiesa Sainte Geneviève, progettata e realizzata dall’architetto Jacques Germain Soufflot (1713 – 1780) nel V arrondissement di Parigi, aveva 42 finestre alte, aperte sul peristilio, che permettevano di illuminare il coro.

Questa grande luminosità fu dichiarata … incompatibile con la solennità del mausoleo, quando la chiesa fu trasformata in Panthéon, luogo per forza cupo e scuro, per non dire lugubre!

38 finestre, quindi, furono chiuse e i muri esterni divennero spogli e austeri (solo le quattro aperture dietro il coro furono conservate, in quanto da una parte portavano un po’ di luce, dando anche un senso di leggerezza all’edificio, e dall’altra partecipavano alla sua areazione).

Si può … indovinare il loro posto nella struttura, sotto le ghirlande di foglie scolpite.

Conseguenza di questa chiusura fu che il tasso d’umidità aumentò a dismisura producendo, con il passare del tempo, la corrosione di molte strutture metalliche che si trovavano nelle volte che, a causa della ruggine, si gonfiavano facendo scoppiare le pietre che cadevano al suolo (per questo, in certe parti del soffitto, ci sono dei teli).

L’effetto della condensazione, ancora oggi, è particolarmente importante nei periodi in cui il tempo è più umido.

Alcuni sensori messi in alto, sorvegliano in permanenza il tasso di umidità dell’edificio.

Anche il plastico del Panthéon, che si trova all’interno dell’edificio, fu modificato di conseguenza.

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