Costruita con uno dei blocchi di pietra della celebre prigione parigina, la maquette della Bastiglia, conservato oggi al museo Carnavalet a Parigi, è una doppia testimonianza di questo simbolo rivoluzionario.

Appena presa la Bastiglia, il governatore e una parte dei suoi uomini massacrati, liberati i sette prigionieri che vi si trovavano in quel momento, questo monumento dell’assolutismo fu lasciato alla mercé dei demolitori.

Pierre François Palloy (1755 – 1835), costruttore edile, auto-proclamatosi “eroe della distruzione del bastione della tirannia“, approfittò subito dell’occasione e, dalla sera stessa della presa, inviò centinaia di operai sul cantiere, impiegandone fino a 900!

Tutti i materiali (ben sorvegliati per paura di qualche furto) furono stoccati lungo i boulevards parigini fino alla porta Saint Martin e le pietre furono riutilizzate per costruire varie opere a Parigi (come il ponte della Concorde e il Boulevard Saint Martin) e la casa dello stesso Palloy a Sceaux (a pochi chilometri a sud-est della capitale).

Ma Palloy, a partire dal 1790, usò i vari materiali anche per costruire tutta una serie di souvenirs (modelli ridotti, iscrizioni incise su lastre, medaglie, gioielli, …) offerti qua e là ad istituzioni politiche ma anche a personalità diverse e spediti per tutta la Francia.

Il primo “modello della Bastiglia” fu portato in processione solenne all’Hôtel de Ville il 23 febbraio 1790.

Il 14 luglio 1790 un plastico fu deposto sull’altare della Patria sullo Champ de Mars.

Se Palloy divenne famoso grazie alle sue azioni, tuttavia non ne tirò profitto a livello economico: fu anzi accusato di dilapidazione e per questo fu imprigionato dal 28 dicembre 1793 fino al 17 marzo 1794 e visse nei guai e pieno di debiti (e di rancore) fino alla sua morte, nel 1835.

Il plastico che si trova in mezzo alla Sala della Bastiglia del museo Carnavalet è alto 37 centimetri, largo 95 e profondo 48.

È una rappresentazione minuziosa della fortezza con le sue otto torri e ricca di molti particolari.