Durante uno dei suoi viaggi a Metz, nel 1744, Louis XV (1710 – 1774) si ammalò gravemente.

La Francia intera pregò per la guarigione del loro amato re, con tanto di processioni.

La devozione nazionale, unita all’azione di bravi medici, pagò e il re guarì.

Si parlò allora del miracolo di Metz in quanto il re stava talmente male che ricevette l’estrema unzione e fu considerato morto per qualche ora.

Una volta ristabilitosi, Louis XV promise, in segno di riconoscimento, di far ricostruire la vecchia chiesa di abbaziale Sainte Geneviève, costruita da Philippe Auguste (1165 – 1223), che era deteriorata e (quasi) cadente.

Visto che l’architettura gotica era passata di moda avendo fatto il suo tempo, il re volle un monumento sontuoso dal gusto moderno del momento.

Ma le finanze del re non permettevano una tale spesa e quindi si ricorse ad una … lotteria: esisteva già una lotteria con tre estrazioni al mese.

Ogni biglietto costava 20 sols: un aumento di 4 sols fu sufficiente per raccogliere i fondi necessari, cioè 400.000 livres.

Fu scelto il progetto dell’architetto Jacques Germain Soufflot (1713 – 1780): la chiesa prendeva la forma di un tempio greco-romano, con un peristilio a sei colonne sormontato da un frontone, con una pianta a croce greca, con un ordine corinzio usato in tutto l’edificio e con un decoro minimo.

Il progetto però si rifaceva anche all’architettura delle cattedrali gotiche: gli archi rampanti (che sostenevano la struttura) erano nascosti, mentre grandi finestre accentuavano la luminosità e la leggerezza del volume interno.

Soufflot tuttavia ricevette numerose critiche riguardo alla cupola, la prima realizzata in pietra e non con una struttura di sostegno.

Le colonne che la sostenevano, dicevano i critici, sarebbe presto cadute provocando il crollo della cupola stessa.

Ferito e scoraggiato dalla violenza della polemica, Soufflot morì nel 1780, prima che la chiesa fosse finita.

I suoi collaboratori Jean Baptiste Rondelet (1743 – 1829) e Maximilien Brébion (1716 – 1792) ripresero il cantiere e sostituirono, nel coro, le colonne in questione con dei pilastri massicci.

Nel 1791 l’Assemblea costituente stava pensando di creare in Francia una necropoli consacrata ai grandi uomini della nazione, come esisteva già in Inghilterra.

Si pensava alla Rotonde de la Villette o al Champ de Mars prima di rivolgersi verso la Chiesa Sainte Geneviève appena terminata: il suo aspetto di tempio romano ebbe sicuramente il suo peso.

L’architetto Antoine Quatremère de Quincy (1755 – 1849) fu incaricato della trasformazione in monumento repubblicano.

La sua cripta fu sistemata in modo da accogliere le tombe dei francesi illustri (grazie al loro talento, le loro virtù e il loro servizio alla patria).

A partire dal 1806 la destinazione dell’edificio oscillò tra chiesa e Panthéon laico come una banderuola, in funzione delle vicende della vita politica: fu reso al culto nel 1806 da Napoleone (1769 – 1821), anche se la cripta conservò la sua funzione funeraria, ritornò Panthéon nel 1830 grazie a Louis Philippe (1773 – 1850), di nuovo chiesa ventuno anni dopo ad opera di Napoleone III (1808 – 1873) per essere definitivamente laicizzato nel 1855, dopo la morte di Victor Hugo (1802 – 1885), per trasferirci il suo corpo.

Ogni cambiamento era accompagnato, logicamente, da lavori ornamentali e di mobilio: nessun altro monumento della capitale francese ha conosciuto un tale … trambusto!

Per questo l’edificio suscitò violenti affronti verbali, sia all’interno del Parlamento che tra il popolo, fra i sostenitori della laicità e quelli dei valori cristiani.

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