Il 10 agosto 1903 un vagone in legno lascia la stazione di Porte Dauphine e percorre la linea 2 per arrivare a Barbès, alle 18:53, con un principio d’incendio sotto il vagone di testa.

I viaggiatori sono fatti scendere e l’incendio spento.

Il treno, vuoto, continua il suo percorso per raggiungere l’altro capolinea della linea (Bagnolet), spinto da un altro treno dalla stazione Rue d’Allemagne (oggi Jaurès), anch’esso vuoto.

Il treno incendiato ha sempre la motrice sotto tensione in quanto all’epoca era tecnicamente impossibile isolarla.

Ma a Ménilmontant l’incendio riprende con furore e il fumo invade tutto il tunnel: i fili elettrici fondono e la corrente elettrica salta.

Un treno pieno di passeggeri è arrivato alla stazione Couronnes, dietro i due treni vuoti.

Nonostante l’avviso degli agenti, i viaggiatori si rifiutano di evacuare la stazione in quanto reclamano il rimborso del loro biglietto (“trois sous”)!

E, nell’oscurità e immersi nel fumo, il panico prende il sopravvento tra coloro che hanno rifiutato di fuggire: questi sfortunati cercano di raggiungere i corridoi o di fuggire nel tunnel.

È il caos totale: l’asfissia, poco a poco, li paralizza e 84 saranno le vittime di quella che resta come la catastrofe del secolo per la metropolitana parigina.

Lo choc è considerabile e i giorni successivi la frequentazione della metropolitana scende del 40%.

La metro viene allora completamente ripensata: tra le altre misure di sicurezza, viene programmata la sostituzione delle vetture di legno con del materiale metallico e la divisione delle linee in settori elettrici indipendenti.

Si prevede anche la possibilità di isolare elettricamente le motrici individualmente e di indicare chiaramente le uscite dalle stazioni liberandole, anche, da tutti quegli oggetti che le ingombrano, in modo da non essere ostacolati in caso di evacuazione d’urgenza.