La costruzione della metropolitana è un progetto che esiste, nella Parigi dell’inizio del XX secolo, da più di cinquant’anni.

Finalmente il 19 luglio 1900 il progetto prende forma e i lavori cominciano ma il tutto con discrezione, senza grandi cerimonie ufficiali e con solo qualche riga sui giornali.

Nessuno ha voluto vedere il suo nome associato a questa impresa ritenuta molto azzardosa.

Ma questo modo di trasporto rivoluzionario ben presto trasformerà la vita dei parigini.

Se ci sono voluti cinquant’anni circa per decidere se costruire o meno la metropolitana, la sua realizzazione, al contrario, sarà effettuata ad una velocità … record 🙂

Alla fine degli anni 1900 due linee sono già in servizio, sei nel 1910 e, quindici anni più tardi, il numero sale a dieci, alle quali si aggiungono le due linee di Nord-Sud.

Nel 1904 30 sono i chilometri coperti dalla metro, 92 nel 1915, 115 nel 1930 e 155 alla vigilia della seconda guerra mondiale.

L’essenziale delle rete attuale è in servizio fin dagli anni 1930, raggiungendo nel 1939 quattordici linee e una navetta.

A partire dal 1934 la metro, fino a quel momento SOLO parigina, viene fatta arrivare nella periferia, con il capolinea della linea 9 che da Porte de Saint Cloud viene spostato a Pont de Sèvres.

Se questi allungamenti si fermeranno tra il 1952 e il 1970, il ritmo riprende progressivamente, soprattutto per arrivare a tutta la periferia parigina, che è in piena espansione.

L’ultima delle linee costruite, la 14, interamente automatizzata, viene messa in servizio nel 1998.

Dopo l’allungamento delle linee 12 verso Aubervilliers nel 2012 e 4 verso Montrouge l’anno successivo, la metro copre oggi 220 chilometri e conta 303 stazioni.

Viene considerato come il padre della metropolitana l’ingegnere Fulgence Bienvenüe, nato in Bretagna il 27 gennaio 1852.

Da poco diplomato, dirigerà la costruzione delle linee ferrate Alençon-Domfront (dove perderà un braccio durante i lavori) e Fougères-Vire.

Nel 1886 arriva a Parigi dove gli vengono affidati diversi lavori come la costruzione dell’Avenue de la Republique, la pianificazione della Buttes-Chaumont o la costruzione della funicolare di Belleville.

Ma il suo cantiere più grande resta la metropolitana, di cui prende la direzione dei lavori a 46 anni.

Questa impresa, dove egli fa prova di perspicacia e d’ingegnosità, sarà l’opera della sua vita.

Le sue costruzioni spesso sono audaci, come per alcune gallerie sotterranee, alquanto sorprendenti, dotto la Place de l’Opéra dove si incrociano ben tre linee o, ancora, le incredibili opere realizzate per permettere alla metropolitana di attraversare la Senna.

Sotto la sua direzione, la rete avrà dieci linee che percorreranno circa 1150 chilometri.

Nel 1932, dopo 34 anni di servizio nei lavori per la metro, Bienvenüe si deciderà (infine) ad andare in pensione a 80 anni, 4 anni appena prima della sua morte (agosto 1936).

Nel giugno 1933 il consiglio municipale decide di rendergli omaggio chiamando la stazione Maine con il suo nome, “Bienvenüe, nome che ancora oggi compare alla fermata Montparnasse.

Ma c’è un altro personaggio legato alla metropolitana parigina.

A cosa assomiglieranno le entrate della metro?

Per rispondere a questa domanda, viene organizzato un concorso vinto da Duray, il cui progetto, però, viene rapidamente messo da parte.

Presto gli si preferisce il giovane architetto Hector Guimard, che disegnerà un insieme di accessi di grande modernità, che si distingueranno in base all’importanza delle stazioni.

A Porte Dauphine, Étoile, Gare de Lyon o Bastille, egli costruirà larghe entrate, mentre quelle meno importanti saranno ornate di una specie di portico in ferro battuto d’ispirazione vegetale.

Queste realizzazioni di stile Art Nouveau sono molto audaci per l’epoca e raccolgono poco i favori dei committenti.

Se le entrate Guimard sono presenti fino al 1912, tuttavia vengono preferite fin dal 1904 delle entrate dallo stile più sobrio.

A partire dal 1908 cominciano ad essere rifiutati alcuni disegni dell’architetto fino a che, ben presto, il divorzio è sancito, portando alla disgrazia lo stesso Guimard.

Progressivamente spariranno anche altre bellissime entrate da lui disegnate: l’ultimo massacro sarà quello fatto alla pagoda della Bastille distrutta senza pietà nel 1962.

Anche le altre entrate, passate di moda, vengono progressivamente sostituite negli anni 1960 e 1970 per degli ingressi considerati più funzionali.

Per fortuna il buon senso prende il sopravvento e dal 1978 le 86 entrate che rimangono sono inscritte all’inventario dei monumenti storici.