Il Boulevard Saint Martin non è, almeno non è più, uno di quei posti belli dove ci si sofferma: le macchine ci si intasano, anche se un po’ a rallentatore dopo che è stato istituito il doppio senso di marcia nel 2012, e i passanti si raggruppano solo davanti alle porte dei teatri.

Nonostante questo, di tutti i grandi bouelvards parigini, il Boulevard Saint Martin è senza dubbio quello che conserva meglio la memoria del passato.

La nuova Porte Saint Martin ha sostituito quella della cinta muraria medievale che si trovava ad una sessantina di metri più a sud, tra i numeri 335 – 358 e 328 della Rue Saint Martin.

Sola sopravvissuta, insieme alla Porte Daint Denis, destinata da Luois XIV e Colbert ad abbellire i boulevards e, nello stesso tempo, a contrassegnare le principali entrate della città (al di fuori delle quali era, in linea di massima, vietato costruire), la Porte Saint Martin è stata costruita nel 1674 da Pierre Bullet per ordine della municipalità parigina.

Dedicata dal prevosto dei commercianti e dagli assessori di Parigi “a Louis le Grand per aver preso due volte Besançon e la Franche-Compté ed aver vinto le armate tedesche, spagnole e olandesi”, essa è ornata da bassorilievi celebranti le varie vittorie del re:

  • a sud troviamo La Rupture e la Triple Alliance di Étienne Le Hongre, dove viene mostrato un Louis XIV in Ercole armato di una mazza, ma con parrucca, che calpesta un gigante e La Prise de Besançon di Martin Desjardins
  • dalla parte del faubourg, invece, troviamo La Prise du Limbourg di Pierre Legros e La Défaite des Allemands di Gaspard Marsy.

Il grande attico che si trova a 18 metri di altezza e il bugnato che lo ricopre hanno ricevuto, dice Bullet nel suo Architecture pratique, “grande approvazione”.