Chi arriva a Montmartre con la linea 12 della metro parigina difficilmente dimentica la fermata Abbesses, una sorta di anticamera di uno dei quartieri più caratteristici di Parigi, un luogo dove storia, arte e leggenda convivono ancora oggi tra salite acciottolate e vecchi lampioni.
Prima di diventare il rifugio degli artisti e dei locali notturni, questa collina aveva un’identità profondamente religiosa: nel Medioevo l’area era controllata da un’importante abbazia femminile benedettina, guidata da una badessa (in francese abbesse) da cui deriva il nome della stazione.
Il monastero possedeva terreni agricoli, vigne e mulini che si estendevano ben oltre la collina, trasformando Montmartre in una zona ricca e strategica già molti secoli prima della nascita della Parigi moderna.
Montmartre è anche legata a uno degli episodi più significativi della storia cattolica europea: nel XVI secolo Ignazio di Loyola e un piccolo gruppo di compagni si riunirono qui per pronunciare i voti che avrebbero dato origine all’ordine dei Gesuiti.
La cerimonia avvenne in una cappella costruita in memoria di san Dionigi (Saint Denis), il primo vescovo di Parigi, protagonista di una delle leggende più celebri della città: dopo essere stato decapitato, avrebbe raccolto la propria testa continuando a camminare fino al luogo dove oggi sorge la basilica di Saint-Denis.
Con il passare dei secoli, la collina cambiò completamente volto: le strutture religiose vennero progressivamente abbandonate, poi distrutte durante la Rivoluzione francese.
Fu però tra ‘800 e ‘900 che Montmartre iniziò a costruire il mito che ancora oggi la rende famosa nel mondo.
All’epoca il quartiere era un paese popolare e rurale e si trovava ancora fuori dai confini di Parigi e questo comportava un vantaggio importante: il costo della vita era molto più basso rispetto al centro città, anche perché qui non si pagavano alcune tasse imposte sulle merci che entravano nella capitale.
Affitti economici, molti prodotti a buon mercato e un’atmosfera popolare attirarono così pittori, scrittori e musicisti spesso senza grandi mezzi economici.
Fu in questo ambiente libero e anticonvenzionale che artisti come Picasso, Van Gogh, Toulouse-Lautrec e molti altri trasformarono Montmartre in uno dei principali centri culturali europei: tra atelier improvvisati, cabaret e caffè fumosi nacque la celebre anima bohémien del quartiere, fatta di creatività, provocazione e vita notturna.
Anche la stazione Abbesses conserva questo spirito creativo: l’ingresso in stile Art Nouveau, progettato da Hector Guimard, è uno dei più fotografati della città e rappresenta perfettamente l’eleganza della Belle Époque ma la particolarità più sorprendente si trova sottoterra: con oltre trenta metri di profondità, Abbesses è una delle fermate più profonde della rete metropolitana.
Chi sceglie le scale invece dell’ascensore attraversa una lunga struttura elicoidale decorata con installazioni artistiche e fotografie dedicate al quartiere: è quasi un’introduzione visiva a Montmartre stessa, un luogo capace di mescolare memoria storica, vita quotidiana e immaginario artistico in modo unico.
E forse è proprio questo il segreto del quartiere: Montmartre non si visita soltanto, si attraversa lentamente, lasciandosi sorprendere a ogni angolo.
Scrivi un commento