Intorno al 1900 Parigi vide costruire strani edifici dallo stile inedito.

L’Art nouveau suscitò la meraviglia, come dicevano i suoi critici, e non lasciò i suoi contemporanei indifferenti.

Il palazzo della Rue d’Abbeville, dal decoro molto eclettico, non ci sorprende ancora oggi?

L’immeuble de rapport (il nostro condominio) di sei piani in pietre e mattoni che si trova al numero 14 (costruito per madame Balli dagli architetti Alexandre e Édouard Autant, padre e figlio, nel 1901 e decorato dal ceramista Alexandre Bigot) ha un aspetto molto classico, ma la sua facciata è addobbata con una vegetazione lussureggiante di fiori e di foglie enormi.

Meno di sei mesi dopo aver depositato la domanda con il permesso di costruire lo spettacolare immobile dell’Avenue Rapp, gli architetti Autant fecero la domanda per un piccolo condominio a Rue d’Abbeville (il 25 marzo 1900).

Essi proposero qui di fare una disposizione più tradizionale (rispetto all’immobile di Avenue Rapp) ma notevole per il decoro vegetale che prolifera da tutte le parti, senza equivalenti altrove, che copre tutta la parte centrale, letteralmente invasa da piante rampicanti che danno quasi l’impressione di essere vere, dalla bow-window fino alla loggia in alto.

Come spesso succede, il colore dei materiali serve a strutturare la facciata: pietra bianca per il piano terra e il mezzanino, mattoni per i tre piani, ceramica smaltata per il decoro vegetale della bow-window e delle quattro colonnette della loggia superiore.

L’insieme crea una bella armonia policroma: il rosso dei mattoni, il bianco della pietra calcarea, il verde della ceramica che copre la sporgenza della bow-window con elementi naturalistici.

Il motivo parte dal balcone del mezzanino, come vedi nella foto qui sotto: le aperture sono incorniciate da bambù e da liane, in cui le foglie stilizzate secondo lo spirito dei manoscritti medievali si distribuiscono lateralmente.

I piani si concatenano dal basso all’alto.

La porta d’ingresso, in ferro battuto, è chiusa da una griglia con motivi vegetali intrecciati, astratti nelle due parti inferiori, naturalistici in quelle superiori: l’architrave è ornata con un fregio di foglie di cardo in ceramica.

I gambi che circondano l’apertura del mezzanino s’incurvano per portare, secondo la maniera dei consoli classici, la sporgenza della bow-window, in cui i montanti e l’architrave hanno un decoro vegetale sempre più ricco.

Al terzo piano la bow-window si apre per diventare la loggia del quinto piano, la cui volta poggia su quattro colonnette.

Al centro, tra le balaustre del parapetto, sporgono due animali notturni un po’ … inquietanti: un gufo e un pipistrello che guardano i passanti dalla loggia del quarto piano, mentre sui lati continua il decoro del fogliame.

Davanti alle finestre ci sono delle ringhiere in ferro battuto dai fabbri della famosa ditta Salvanhac.

I loro motivi vegetali a forma di ventaglio sono tipici dello stile Art nouveau.

L’immobile fu inserito nella rivista La Construction moderne dell’ottobre 1901 ma quello che è notevole qui dovuto anche al ceramista Alexandre Bigot.

Egli precedentemente aveva fornito le ceramiche per la bow-window (decorata come una parte di giardino in bambù) all’angolo di un immobile della Rue de Ségur; qui il giardino diventa una bellissima giungla che ricorda le giungle naives di Douanier Rousseau.

L’immobile è diventato monumento storico il 22 aprile 1986.

Metro 7, fermata Poissonière