
Con questo incarico, destinato a durare oltre sedici anni, prende forma un progetto destinato a cambiare radicalmente la città sotto il Secondo Impero di Napoleone III.
Prima di quegli interventi, Parigi era ancora profondamente legata al suo passato: quartieri fitti, strade anguste, un tessuto urbano cresciuto senza un vero disegno unitario nel corso dei secoli.
Una città affascinante, certo, ma anche difficile da attraversare, poco salubre e complicata da amministrare.
Haussmann si trova quindi davanti a una doppia sfida:
- da un lato deve immaginare una capitale moderna, ariosa e funzionale
- dall’altro è chiamato a riorganizzare quanto già avviato, correggendo scelte precedenti che non sempre avevano prodotto i risultati sperati.
Le grandi arterie tracciate in quegli anni, pur nate con intenti diversi, finiranno per avere anche effetti inattesi, come una maggiore capacità di controllo degli spazi urbani.
La sua ascesa, però, non è casuale.
Dietro la sua nomina c’è l’intuizione politica di Jean-Gilbert Victor Fialin, duca di Persigny, che ne riconosce subito il temperamento deciso di un uomo che non è un … teorico né un diplomatico raffinato, ma un uomo d’azione: energico, diretto, pronto a scontrarsi con interessi consolidati e resistenze di ogni tipo.
Ed è proprio questa determinazione a renderlo l’interprete ideale di un progetto tanto ambizioso quanto controverso.
Per trasformare Parigi non bastavano buone idee: serviva qualcuno capace di imporle, anche a costo di conflitti.
Da qui prende avvio una delle più grandi operazioni urbanistiche dell’età contemporanea, che non solo ridisegnerà la capitale francese, ma diventerà un modello osservato e imitato in tutta Europa.
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