Le facciate mi hanno sempre incuriosita: ricordo che già quando abitavo a Roma e dovevo spostarmi a piedi, spesso guardavo in alto per scoprire dettagli che, ad un passaggio frettoloso, sicuramente mi erano sfuggiti.

Non ce n’è una uguale all’altra: cambiano i colori, le decorazioni, le proporzioni.

Ma soprattutto cambia l’epoca in cui sono state costruite.

La facciata è la parte che vediamo per prima, è quella che dà sulla strada, dove di solito c’è l’ingresso principale ma dietro … può esserci di tutto.

Hai mai provato ad immaginare?

Un cortile, un giardino, delle scalinate …

Ma davanti c’è la strada, la gente che passa, gli occhi curiosi e a quel punto la facciata diventa parte della città, qualcosa che appartiene un po’ a tutti.

Camminando, mi accorgo che sono proprio le facciate a dare ritmo a una via: alcune sono di semplici, quasi anonime, altre più appariscenti, con balconi lavorati, mascheroni, dettagli che sembrano fatti apposta per farsi notare; alcune sono armoniose, altre del tutto sbilanciate.

E, se vogliamo, possiamo quasi fare un paragone tra la facciate e una persona: possiamo parlare di ossatura, di struttura, di scheletro urbano, tutte cose che rendono le città … vive.

E le facciate non sono altro che il volto di queste strutture.

Ci sono quelle finte, rifatte, ridipinte, rimaneggiate per sembrare più antiche o più eleganti.

Ci sono quelle che non hanno paura di mostrarsi per quello che sono, con le tracce del tempo ben visibili.

E quelle un po’ irregolari, con finestre spostate, aggiunte successive, adattamenti determinati dai vari proprietari e queste, forse, sono quelle più interessanti, perché raccontano una storia fatta di cambiamenti.

Spesso le scoperte più belle arrivano senza cercarle.

Basta camminare e alzare lo sguardo.

A Parigi succede continuamente: tra palazzi antichi e interventi più recenti, tra strade famose e angoli meno noti, le facciate riescono sempre a sorprendermi.

E se capiti a Parigi, sono sicura che sorprenderanno anche te 🙂