Nel maggio del 1884, l’ancora giovane Terza Repubblica non gode di grande salute: essa vuole procedere a far rinascere economicamente la Francia, nonostante la sconfitta del 1871 di fronte alla Germania e la perdita dell’Alsazia-Lorena, programmando un’esposizione universale a Parigi nel 1878.

Di fronte al Secondo Impero che aveva organizzato due esposizioni universali nella capitale, nel 1855 e nel 1867, si vuole ora realizzare il sogno di commemorare, con un’esposizione repubblicana, nel 1889, il centenario della rivoluzione francese.

Il suo simbolo sarà la Torre Eiffel, una torre di 1.000 piedi o 300 metri, una sfida che il mondo degli ingegneri, da una parte all’altra dell’Atlantico, si sono lanciati da trent’anni.

Il 10 ottobre 1887, la Torre ha raggiunto un’altezza di 28 metri al di sopra del suolo, il limite massimo per l’uso delle gru: al di là di quest’altezza ci sarà … il crollo.

Per ogni pilastro ci sono sei équipes composte da quattro uomini che si occupano di mettere i rivetti (un’équipe mette in media un centinaio di rivetti al giorno).

Il lavoro è faticoso e, nello stesso tempo, molto delicato: nel buco previsto, un operaio inserisce un rivetto precedentemente scaldato su un piccolo crogiolo.

La testa del rivetto è orientata verso il basso.

Dall’altro lato c’è la parte del gambo, diciamo così, che sporge.

Quando gli operai costatano che il rivetto è al suo posto, uno di essi colpisce l’estremità che sporge per formare una testa, mentre un altro, a colpi di mazza, schiaccia questa testa contro il pezzo metallico.

Così inserito e incastrato saldamente nelle due estremità, il rivetto non si muove più, tanto che la Torre ha passato i suoi 100 anni e nessun rivetto si è spostato dal momento della costruzione.

Il giorno dell’inaugurazione, il 31 marzo 1889, gli ascensori ancora non sono stati messi e dunque è per le scale, verso le 13 e 30, che gli invitati cominciano l’ascensione della Torre.

Da quel momento la sua frequentazione non finisce di crescere: il “chiodo”, così disprezzato all’inizio, è diventato il simbolo di Parigi.