Dopo la distruzione della statua di Louis XIV che era al centro della Place Vendôme (nel I arrondissement di Parigi), la piazza restò vuota e questa cosa era assolutamente … insopportabile!

Il consiglio generale della Senna, allora, suggerì di erigere una statua equestre di Napoleone che avrebbe dominato la piazza, messa in cima ad una colonna … vittoriosa.

Da parte sua il generale Bonaparte, grazie a tutte le sue vittorie durante la campagna in Italia, voleva appropriarsi della colonna di Traiano di Roma e portarla a Place Vendôme per metterla al posto della statua del re.

Il primo Console affidò al politico Pierre Daunou (1761 – 1840) il compito di trasferire in Francia numerose opere d’arte italiane: 500 casse piene di sculture, quadri e libri preziosi raggiunsero così il Louvre.

E quando alla fine Napoleone diede l’ordine di aggiungere la colonna di Traiano, Daunou si ribellò facendo notare che sarebbe stato estremamente costoso, oltre a ricordargli la sua promessa di non portare via alcun monumento pubblico, concludendo con questa frase:

ci deve essere una fine a tutto, e soprattutto al diritto di conquista”.

Il progetto fu dunque abbandonato e la colonna di Traiano servì solo come modello per la colonna Vendôme.

La colonna Vendôme non è un tubo metallico, ma un fusto in muratura ricoperto da un nastro di 425 piastre in bronzo, preso dai pezzi di cannoni confiscati ai russi e agli austriaci durante la campagna d’Austerlitz e non 1.200 cannoni, come la propaganda dell’epoca acclamava, ma solo 130 (il numero esatto dei cannoni presi ad Austerlitz) sufficienti, comunque, per vestire la colonna.

La sistemazione delle piastre sul fusto fu una grande impresa tecnica di bravura.

Bisognava infatti che queste piastre fossero perfettamente al loro posto, sopportando la dilatazione, nello stesso tempo, della pietra e del metallo e ben stabili.

Spesse da 14 a 27 millimetri esse sono fissate, grazie a delle modanature, a degli elementi in bronzo ben incastrati nella pietra.

Smussature nei bordi e un minuscolo spazio lasciato tra l’una e l’altra permettono di resistere alle variazioni climatiche.

Esse possono dunque muoversi, secondo l’atmosfera e la temperatura esteriori, senza che si percepisca il minimo spazio nella congiunzione dei pezzi.

Ancora: a partire dal primo terzo, il diametro della colonna diminuisce progressivamente secondo le regole della prospettiva, seguendo i modelli dei templi greci e romani.

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