Tra sfacelo e occupazione militare, la Comune di Parigi, dall’inizio patriottico e dalla fine rivoluzionaria, costituisce un momento drammatico della storia della capitale francese.

L’avvenimento, diventato quasi un mito nella memoria nazionale, è ancora oggetto di interpretazioni politiche divergenti: tuttavia l’analisi dei fatti impose uno sguardo placato e una presentazione oggettiva.

Esso fu una tragedia: Una trentina di giornali, tra i più celebri, scomparvero, furono mandate in prigione tutte le persone che erano giudicate non troppo radicali, fu creato un Comitato di salvezza pubblica.

La Comune fece circa 7.000 morti tra gli insorti e circa 1.000 tra le armate regolari.

Il carattere implacabile della repressione di Versailles (1.400 fucilati) e gli orrori di quella che è chiamata la settimana di sangue (21 – 28 maggio 1871) segnarono le persone e gli spiriti.

Ma si può dire che le esecuzioni dei generali Lecomte e Thomas o dell’arcivescovo Darboy, che il decreto sugli ostaggi, che l’incendio del cuore storico di Parigi sono meno condannabili?

Sui 43.522 prigionieri, 22.727 beneficiarono di un’ordinanza di rilascio; i consigli di guerra condannarono 13.450 persone, di cui solo 95 morirono, 251 furono inviate ai lavori forzati, 1.169 alla deportazione in un bastione fortificato e 3.147 alla deportazione semplice.

Ma qual’era la situazione sociale prima della rivolta?

Oltre le ragioni immediate dell’insurrezione, che si spiegano con gli errori o le provocazione dell’Assemblea e del governo, ci furono delle ragioni di fondo legate al rifiuto delle condizioni di pace (l’insurrezione obbedì ad un primo riflesso patriottico) e alla forte radicalizzazione dell’opposizione di sinistra.

Durante le elezioni legislative del 1869, i candidati repubblicani, anche se erano in minoranza all’Assemblea, ebbero una grande vittoria a Parigi.

Nonostante gli sforzi di Napoleone III per migliorare la sorte degli operai, alcuni quartieri erano nella miseria: durante l’assedio della capitale, infatti, furono gli strati popolari della popolazione che soffrirono di più le restrizioni alimentari e l’aumento della disoccupazione.