Regale, aristocratico, popolare, bohème, borghese … il quartiere del Marais (a cavallo tra il III e il IV arrondissement di Parigi) è stato tutto questo, in tempi diversi o simultaneamente.

Esso si radica in una Parigi capricciosa che l’ha tanto coccolato quanto abbandonato, anche se è il suo cuor e la sua anima.

Oggi è un rifugio in una Parigi rumorosa, agitata, stressata.

Le sue viuzze strette, con le strade di pavé usurato, i suoi corsi teatrali o i suoi passaggi discreti riservano, a coloro che lo percorrono con un ritmo da passeggiata, delle belle sorprese.

Il quartiere si offre ai visitatori per i suoi fronzoli, ma anche per le sue case e i suoi abbigliamenti, ancora pieni della polvere della storia.

Se il Marais è diventato un posto dove ci si affretta a prendere posto nelle terrazze per contemplare la commedia umana, esso tuttavia non ha nulla della cartolina postale fredda di molti centri storici.

Qui ci sono ancora persone che ci vivono, non tutti fortunati, artigiani, mercati … insomma: una vita.

E passeggiando nelle sere d’estate, si trova quel qualcosa che ricorda un po’ l’Italia: piccole piazze, portoni maestosi, la chiesa sui cui gradini ci si intrattiene a chiacchierare con gli sconosciuti.

E la magia del luogo si ha perché la dolce vita è a portata di mano, qui, ora, in questo quartiere che ha saputo conservare la sua identità, il suo carattere e le sue abitudini.

E gli abitanti stessi sono i primi attori di questa alchimia seduttiva 🙂

Qui si sente, più che altrove, l’attaccamento al tempo e alla storia.

Certo, ci sono i negozi chic, i posti riservati a chi ha una (o più) carta di credito ben fornita, i luoghi alla moda …

Al tempo dei re e degli hôtel particuiler, le carrozze dell’aristocrazia (nei cui vestiti era cucito dell’oro) percorrevano le strade brulicanti dell’animazione popolare, dei rumori dovuti al martellamento degli zoccoli dei cavalli e di altri tipici degli attrezzi degli artigiani.

Quartiere dai molteplici aspetti e dalle geografie diverse, il Marais forma un grande palinsesto dove si sovrappongono gli strati del tempo e le sue diverse sfaccettature.

E nonostante nessuno sia mai riuscito ad organizzarlo, tutto si lega e si fonde insieme come per magia.

E questa, sicuramente, è la sua ricchezza: questo mosaico architettonico e artistico è un rifugio per l’anima, un labirinto in cui perdersi e un invito a sognare.