In un angolo della strada, all’interno di un parco o nella corte interna di un palazzo, può capitare di restare perplessi davanti ad un pezzo di muro, di una torre o di un cancello, evidentemente antichi ma di cui si ignora l’origine, che a volte resta misteriosa.

A parte i resti delle mura di Filippo Augusto, rari sono a Parigi i resti archeologici accompagnati da una piccola o grande placca esplicativa.

Come identificare, allora, quello che vediamo, come comprendere la loro presenza e il loro aspetto nella Parigi di oggi?

Su questo sito, nel corso del tempo, troverai molti articoli che hanno l’obiettivo di fare un elenco dei principali resti archeologici di costruzioni ormai sparite e di dire come e perché questi frammenti sono arrivati fino a noi.

La loro conservazione, sia di elementi più familiari o di quelli meno conosciuti, è, in effetti, un’eccezione piuttosto che la regola (moltissimi edifici sono scomparsi sono lasciare la minima traccia).

Quindi è la singolarità degli elementi restati che ci spinge a cercare il perché sono potuti sopravvivere alla mano distruttrice degli uomini e del tempo.

Pietre senza forma, frammenti piccolissimi o monumentali, queste tracce (la parola latina vestigium significa traccia del piede)prendono delle apparenze diverse: a volte spettacolari, altre praticamente invisibili, i resti archeologici portano il marchio del tempo mentre altri, restaurati, sembrano finti.

Relativamente identificabili quando sono isolati, sono più difficilmente reperibili quando appaiono inseriti in un altro sistema architetturale.

La differenza di epoca più o meno marcata con il contesto attuale in cui i resti si trovano inseriti, creano sempre una sensazione particolare: grazie al monumento scomparso e alla storia del luogo, i resti archeologici possono rimandare ai differenti strati architetturali e urbani propri della città.

Queste pietre cariche di storia portano così in se stesse una doppia temporalità: la Parigi di ieri e quella di oggi.